Vitamina C nella skincare: proprietà, benefici e come utilizzarla

Vitamina C nella skincare: proprietà, benefici e come utilizzarla

A cura di:

  • Dott. Alessandro Vecchi, Biotecnologo Molecolare e Industriale – Ricerca, formulazione e regolatorio.
  • Arianna Gaudioso, Informatrice Cosmetica Qualificata

Indice

  1. Che cos’è la vitamina C?
  2. Come riconoscere la vitamina C nell’INCI
  3. Acido ascorbico e derivati: sono tutti uguali?
  4. Radicali liberi e stress ossidativo
  5. Perché la vitamina C è un antiossidante?
  6. Il rapporto tra vitamina C e collagene
  7. Vitamina C e pigmentazione cutanea
  8. La concentrazione è davvero importante?
  9. La sfida formulativa: stabilità, luce, aria e pH
  10. Quando inserirla nella skincare routine?
  11. Vitamina C e protezione solare
  12. La vitamina C nella formulazione Dr.Fukuj
  13. Cosa ci dicono gli studi scientifici?



Che cos’è la vitamina C?

La vitamina C è uno degli attivi più conosciuti e studiati nel mondo della skincare.

Viene generalmente associata a luminosità, azione antiossidante, supporto al collagene e miglioramento dell’uniformità del colorito.

Ma leggere semplicemente “vitamina C” sull’etichetta di un cosmetico non racconta tutta la storia.

Esistono infatti diverse forme di vitamina C, con caratteristiche differenti in termini di stabilità, solubilità, pH, tollerabilità e comportamento all’interno della formulazione.

Anche la percentuale, da sola, non è sufficiente per valutare un prodotto.

Forma chimica, veicolo, pH, packaging e conservazione contribuiscono a determinare la stabilità dell’attivo e la sua disponibilità per la pelle.

La vitamina C, o acido L-ascorbico, è una molecola idrosolubile presente fisiologicamente anche a livello cutaneo.

L’organismo umano non è in grado di sintetizzarla autonomamente e deve quindi ottenerla dall’esterno.

Nella pelle partecipa a diversi processi biologici:

  • contribuisce ai sistemi antiossidanti cutanei;
  • interviene nei processi necessari alla formazione del collagene;
  • può influenzare alcuni passaggi della melanogenesi;
  • contribuisce alla protezione delle strutture cellulari dallo stress ossidativo.

L’assunzione alimentare è essenziale per l’intero organismo, ma l’apporto sistemico e l’applicazione topica non sono sovrapponibili.

Quando viene applicata attraverso un cosmetico, la vitamina C viene veicolata direttamente sulla superficie cutanea. Il suo comportamento dipende però dalla forma utilizzata e da come questa viene inserita e protetta all’interno della formulazione.


Come riconoscere la vitamina C nell’INCI

Nell’elenco degli ingredienti la forma pura della vitamina C compare con il nome Ascorbic Acid.

Nei cosmetici vengono però utilizzati anche numerosi derivati, sviluppati soprattutto per migliorare la stabilità, la tollerabilità o la compatibilità con differenti tipologie di formula.

Nome INCI Tipologia Caratteristiche generali
Ascorbic Acid Forma pura È la forma biologicamente attiva e più studiata, ma è particolarmente sensibile a luce, ossigeno, temperatura e pH.
Ascorbyl Glucoside Derivato idrosolubile glucosilato Presenta una maggiore stabilità e deve essere convertito nella forma attiva a livello cutaneo.
Sodium Ascorbyl Phosphate Derivato idrosolubile fosforilato È più stabile in condizioni formulative meno acide rispetto all’acido ascorbico.
Magnesium Ascorbyl Phosphate Derivato idrosolubile fosforilato Consente di lavorare a pH più moderati ed è generalmente più stabile della forma pura.
3-O-Ethyl Ascorbic Acid Derivato etilato È caratterizzato da una buona stabilità e presenta proprietà formulative differenti rispetto all’acido ascorbico.
Tetrahexyldecyl Ascorbate Derivato liposolubile È compatibile con sistemi oleosi e presenta un comportamento diverso rispetto alle forme idrosolubili.
Ascorbyl Palmitate Estere liposolubile Può essere impiegato anche come antiossidante della formulazione, ma non equivale automaticamente all’acido ascorbico puro applicato sulla pelle.

La presenza di un derivato non è di per sé migliore o peggiore.

Rappresenta una scelta formulativa differente.

Per interpretare correttamente un cosmetico bisogna considerare insieme:

  • la forma chimica utilizzata;
  • la sua concentrazione;
  • la stabilità nella formula;
  • la capacità di conversione cutanea;
  • il pH;
  • il sistema veicolante.


Acido ascorbico e derivati: sono tutti uguali?

No.

L’acido L-ascorbico è la forma più studiata e direttamente utilizzabile nei meccanismi biologici cutanei, ma è anche una delle più instabili.

Essendo una molecola idrofila, incontra inoltre la barriera rappresentata dallo strato corneo, che possiede caratteristiche prevalentemente lipofile.

Per favorirne la disponibilità cutanea, una formulazione a base di acido ascorbico richiede quindi un controllo accurato del pH e del sistema veicolante.

I derivati sono forme chimicamente modificate.

Possono offrire una maggiore stabilità, una migliore compatibilità con alcune formulazioni oppure una maggiore tollerabilità, ma devono spesso essere convertiti nella pelle in acido ascorbico.

La velocità e l’efficienza di questa conversione non sono identiche per tutte le molecole e le evidenze cliniche disponibili non sono uniformi.

La dicitura “con vitamina C” descrive quindi una famiglia di possibilità, non un’unica prestazione.

Allo stesso modo, il 10% di un derivato non può essere considerato automaticamente equivalente al 10% di acido ascorbico.


Radicali liberi e stress ossidativo

Durante i normali processi cellulari si formano specie reattive dell’ossigeno, spesso indicate con la sigla ROS.

In quantità controllate queste molecole partecipano anche ad alcuni processi fisiologici e alla comunicazione cellulare.

Il problema nasce quando la loro produzione supera la capacità dei sistemi antiossidanti dell’organismo di neutralizzarle.

Si crea allora una condizione chiamata stress ossidativo.

Radiazioni ultraviolette, inquinamento atmosferico, fumo e altri fattori ambientali possono aumentare la produzione di ROS nella pelle.

Queste specie reattive possono interagire con:

  • lipidi delle membrane cellulari;
  • proteine strutturali;
  • componenti della matrice extracellulare;
  • DNA cellulare.

Lo stress ossidativo può inoltre attivare alcuni enzimi coinvolti nella degradazione delle fibre della matrice extracellulare.

Nel tempo, questo fenomeno contribuisce ai segni del fotoinvecchiamento, come perdita di elasticità, alterazione della grana cutanea, colorito meno uniforme e comparsa di rughe.

Perché la vitamina C è un antiossidante?

La vitamina C può cedere elettroni alle specie ossidanti, contribuendo a neutralizzarle prima che reagiscano con strutture cellulari importanti.

Nel corso di questo processo l’acido ascorbico viene a sua volta ossidato.

La molecola contribuisce quindi a proteggere altri componenti biologici trasformandosi essa stessa.

Il sistema antiossidante cutaneo non funziona però attraverso singole molecole isolate, ma come una rete.

La vitamina C può, ad esempio, collaborare con la vitamina E, contribuendo a rigenerarne la forma attiva dopo l’ossidazione.

Questa sinergia aiuta a comprendere perché, all’interno di una formulazione, la combinazione razionale di più antiossidanti possa essere più significativa del semplice aumento della concentrazione di una sola sostanza.

È importante ricordare che l’azione antiossidante non trasforma la vitamina C in un filtro UV.

Un antiossidante contribuisce a contrastare alcuni processi ossidativi, mentre un filtro solare assorbe, riflette o disperde specifiche radiazioni.

I due ruoli sono complementari, ma non intercambiabili.


Il rapporto tra vitamina C e collagene

Il collagene è una delle principali proteine strutturali del derma.

La vitamina C agisce come cofattore per alcuni enzimi coinvolti nell’idrossilazione della prolina e della lisina.

Questi passaggi sono necessari alla corretta maturazione e stabilizzazione della struttura del collagene.

Una carenza severa di vitamina C compromette infatti l’integrità del tessuto connettivo.

Gli studi sperimentali indicano inoltre che la vitamina C può influenzare l’espressione dei geni coinvolti nella produzione di collagene nei fibroblasti e contribuire a contrastare alcuni meccanismi responsabili della degradazione della matrice extracellulare.

Uno studio condotto sulla pelle umana ha osservato che l’applicazione topica di vitamina C poteva aumentare l’espressione degli RNA messaggeri relativi ai collageni di tipo I e III e ad alcuni enzimi coinvolti nella loro maturazione.

Leggi lo studio su PubMed – Topically applied vitamin C enhances the mRNA level of collagens I and III

In ambito cosmetico è però più corretto parlare di supporto ai processi fisiologici legati al collagene e di miglioramento dell’aspetto della pelle.

Dire che un cosmetico alla vitamina C “ricostruisce il collagene” sarebbe una semplificazione eccessiva.

Il risultato dipende infatti dalla formulazione, dalla disponibilità cutanea dell’attivo e dalla continuità di utilizzo.


Vitamina C e pigmentazione cutanea

La melanina viene prodotta attraverso una sequenza di reazioni enzimatiche nelle quali la tirosinasi svolge un ruolo centrale.

La vitamina C può interferire con alcune fasi ossidative della melanogenesi e con l’attività della tirosinasi.

Attraverso questi meccanismi può contribuire a rendere il colorito più uniforme e a ridurre visivamente alcune iperpigmentazioni.

L’effetto depigmentante non corrisponde però a una soglia universale valida per qualsiasi cosmetico.

Dipende da numerosi fattori:

  • forma di vitamina C utilizzata;
  • concentrazione;
  • pH della formulazione;
  • capacità di raggiungere il sito d’azione;
  • stabilità del prodotto;
  • durata e costanza di utilizzo;
  • natura della discromia.

Uno studio clinico ha confrontato una formulazione contenente il 5% di acido ascorbico con un trattamento al 4% di idrochinone in soggetti con melasma.

La vitamina C ha mostrato un’attività sulle iperpigmentazioni con una tollerabilità migliore, anche se l’effetto è risultato più graduale.

Leggi lo studio su PubMed – A double-blind randomized trial of 5% ascorbic acid versus 4% hydroquinone in melasma

I risultati richiedono costanza e devono sempre essere accompagnati da una corretta fotoprotezione, perché l’esposizione ai raggi UV può mantenere attivi gli stimoli che favoriscono la pigmentazione.


La concentrazione è davvero importante?

La concentrazione è importante, ma non è l’unico elemento che determina l’efficacia di una formulazione.

Gli studi condotti sull’acido L-ascorbico hanno mostrato risultati apprezzabili anche a concentrazioni relativamente contenute.

Già a percentuali comprese tra il 3% e il 5% sono stati osservati effetti su alcuni parametri associati al fotoinvecchiamento, alla sintesi del collagene, allo stress ossidativo e all’uniformità della pigmentazione.

Questo significa che non è necessario raggiungere concentrazioni del 15% o del 20% affinché l’acido ascorbico possa svolgere un’attività sulla pelle.

Aumentando la percentuale può invece aumentare anche la probabilità di avvertire:

  • pizzicore;
  • bruciore;
  • arrossamento;
  • irritazione.

Questo può verificarsi soprattutto nelle pelli più sensibili e quando l’acido ascorbico è inserito in formulazioni caratterizzate da un pH particolarmente basso.

Una concentrazione del 10% rappresenta quindi una quantità significativa di acido ascorbico, ma non deve essere interpretata come la soglia minima necessaria per ottenere un’attività cosmetica.

Una percentuale maggiore non corrisponde automaticamente a un risultato migliore.

Forma chimica, pH, stabilità, sistema veicolante, packaging e tollerabilità sono altrettanto importanti nel determinare il comportamento del prodotto.


La sfida formulativa: stabilità, luce, aria e pH

L’acido ascorbico è una molecola fotosensibile e facilmente ossidabile.

Luce, ossigeno, calore, presenza di acqua, pH non adeguato e tracce di metalli possono accelerarne la degradazione.

L’ossidazione può manifestarsi con un progressivo cambiamento del colore del prodotto verso tonalità gialle, arancioni o brune.

Un lieve colore iniziale può dipendere dalle caratteristiche della formulazione, ma un cambiamento marcato nel tempo può indicare un’avanzata ossidazione dell’attivo.

La progettazione deve quindi considerare l’intero ciclo di vita del cosmetico:

  • qualità delle materie prime;
  • forma di vitamina C utilizzata;
  • pH della formulazione;
  • presenza di chelanti o antiossidanti complementari;
  • quantità di ossigeno residuo;
  • compatibilità tra formula e packaging;
  • modalità di utilizzo e conservazione.

Contenitori opachi o ambrati, sistemi airless e aperture ridotte possono contribuire a limitare l’esposizione della formulazione alla luce e all’aria.

Anche l’esperienza d’uso è importante.

Le formulazioni molto acide a base di acido ascorbico possono provocare pizzicore o irritazione nelle pelli più sensibili.

Alcuni derivati consentono invece di lavorare a pH più moderati, ma presentano caratteristiche biologiche e formulative differenti.

Non si tratta quindi di scegliere semplicemente l’attivo “più forte”, ma di trovare il miglior equilibrio tra efficacia potenziale, stabilità e tollerabilità.

Fotosensibile significa fotosensibilizzante?

No.

Fotosensibile significa che la molecola è sensibile alla luce e può degradarsi quando viene esposta a essa.

Fotosensibilizzante indica invece una sostanza capace di aumentare la sensibilità della pelle alle radiazioni.

La vitamina C è fotosensibile, ma non rende automaticamente la pelle più sensibile al sole.


Quando inserire la vitamina C nella skincare routine?

La vitamina C può essere utilizzata al mattino oppure alla sera.

L’applicazione mattutina è particolarmente razionale quando si desidera affiancare un supporto antiossidante alla fotoprotezione quotidiana.

La routine può essere organizzata in questo modo:

  1. detersione;
  2. siero alla vitamina C;
  3. crema idratante, se necessaria;
  4. protezione solare ad ampio spettro.

Il siero viene generalmente applicato sulla pelle asciutta prima dei prodotti dalla texture più ricca.

Anche nella routine serale può essere inserito dopo la detersione e prima della crema.

La frequenza deve essere modulata in base alla forma di vitamina C, alla concentrazione, alla tollerabilità individuale e alla presenza di altri attivi.

In caso di pelle sensibile o reattiva può essere utile iniziare con applicazioni meno frequenti e aumentare gradualmente in base alla risposta cutanea.


Può essere associata ad altri attivi?

Non esiste un’incompatibilità assoluta valida per qualsiasi abbinamento.

Tuttavia, l’utilizzo nella stessa applicazione di formule molto acide, esfolianti intensi o retinoidi può aumentare il disagio in alcune persone.

Quando la pelle manifesta sensibilità, la strategia più semplice consiste nell’alternare i diversi attivi tra mattino e sera oppure utilizzarli in giorni differenti.


Vitamina C e protezione solare

La vitamina C non sostituisce la protezione solare.

I filtri UV rappresentano il principale strumento cosmetico per ridurre l’esposizione cutanea alle radiazioni.

Gli antiossidanti intervengono invece su alcuni dei processi ossidativi che possono verificarsi in seguito agli stimoli ambientali.

Per questo l’abbinamento tra un siero antiossidante e la fotoprotezione è coerente: i due prodotti agiscono su livelli differenti della strategia di protezione.

Alcuni studi hanno osservato che l’associazione topica tra vitamina C, vitamina E e altri antiossidanti può aumentare la protezione nei confronti di alcuni effetti biologici provocati dalle radiazioni UV.

Leggi lo studio su PubMed – A topical antioxidant solution containing vitamins C and E stabilized by ferulic acid

Questo non significa che un siero antiossidante possa sostituire un prodotto solare.

Il siero viene applicato prima.

La protezione solare rimane sempre l’ultimo passaggio della routine mattutina e deve essere utilizzata nella quantità corretta e riapplicata quando necessario.


La vitamina C nella formulazione Dr.Fukuj

Nel Siero Vitamina C 10% Dr.Fukuj viene utilizzato acido ascorbico puro, indicato nell’INCI come Ascorbic Acid.

La formula essenziale è composta da:

  • propylene glycol;
  • estratto di Ginkgo biloba;
  • acqua;
  • acido ascorbico.

Il propylene glycol e l’acqua costituiscono il sistema veicolante della formulazione.

L’estratto di Ginkgo biloba completa il profilo antiossidante del prodotto, mentre l’acido ascorbico è presente a una concentrazione del 10%.

Il siero è pensato per le pelli che presentano colorito spento, disomogeneità visibili o primi segni associati allo stress ossidativo.

La percentuale dichiarata comunica una presenza significativa dell’attivo, ma il valore della formulazione non si esaurisce nel numero.

Nel caso dell’acido ascorbico, il controllo del pH e la protezione della formula dall’ossidazione sono aspetti determinanti per preservarne le caratteristiche.

Come per ogni cosmetico, concentrazione, scelta delle materie prime, compatibilità degli ingredienti, stabilità e sensorialità devono funzionare insieme.

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Cosa ci dicono gli studi scientifici?

La letteratura scientifica attribuisce alla vitamina C topica un potenziale interesse nell’ambito del fotoinvecchiamento, della pigmentazione e del supporto alla matrice extracellulare.

Una revisione pubblicata su Nutrients ha analizzato il ruolo della vitamina C nella salute cutanea.

Gli autori ne hanno evidenziato la partecipazione alla protezione antiossidante, alla formazione del collagene e ad alcuni processi coinvolti nella pigmentazione cutanea.

Leggi lo studio su PubMed – The Roles of Vitamin C in Skin Health

Un’altra revisione dermatologica ha esaminato i principali meccanismi e le applicazioni cliniche della vitamina C topica.

Gli autori ne descrivono le attività antiossidante, antietà e antipigmentazione, sottolineando però che stabilità e capacità di penetrazione rappresentano aspetti determinanti.

Leggi lo studio su PubMed – Topical Vitamin C and the Skin

Gli studi di assorbimento percutaneo sull’acido L-ascorbico mostrano inoltre che pH e concentrazione influenzano in modo importante la disponibilità cutanea dell’attivo.

Uno studio ha osservato che l’assorbimento dell’acido ascorbico dipendeva non soltanto dalla concentrazione, ma anche dalle caratteristiche della formulazione e dal suo pH.

Leggi lo studio su PubMed – Topical L-Ascorbic Acid: Percutaneous Absorption Studies

Questo conferma un principio importante:

la percentuale non può essere valutata separatamente dalla formulazione nella quale l’attivo è inserito.

 

Studi scientifici citati

Pullar J.M., Carr A.C., Vissers M.C.M.
The Roles of Vitamin C in Skin Health.
Nutrients, 2017.
PubMed

Al-Niaimi F., Chiang N.Y.Z.
Topical Vitamin C and the Skin: Mechanisms of Action and Clinical Applications.
Journal of Clinical and Aesthetic Dermatology, 2017.
PubMed

Pinnell S.R. et al.
Topical L-Ascorbic Acid: Percutaneous Absorption Studies.
Dermatologic Surgery, 2001.
PubMed

Nusgens B.V. et al.
Topically Applied Vitamin C Enhances the mRNA Level of Collagens I and III, Their Processing Enzymes and Tissue Inhibitor of Matrix Metalloproteinase 1 in the Human Dermis.
Journal of Investigative Dermatology, 2001.
PubMed

Espinal-Perez L., Moncada B., Castanedo-Cazares J.P.
A double-blind randomized trial of 5% ascorbic acid versus 4% hydroquinone in melasma.
International Journal of Dermatology, 2004.
PubMed

Humbert P.G. et al.
Topical ascorbic acid on photoaged skin: clinical, topographical and ultrastructural evaluation.
Experimental Dermatology, 2003.
PubMed

Murray J.C. et al.
A topical antioxidant solution containing vitamins C and E stabilized by ferulic acid provides protection for human skin against damage caused by ultraviolet irradiation.
Journal of the American Academy of Dermatology, 2008.
PubMed